Riforma della Pubbblica Amministrazione contro gli sprechi per valorizzare i virtuosi.


Dalle prime indiscrezioni relative all’agenda renziana si apprende anche della possibile eliminazione del Ministero della Pubblica Amministrazione, le cui funzioni sarebbero affidate a un sottosegretario.

Se Renzi annuncia l’equiparazione tra i lavoratori statali e i dipendenti attivi nelle aziende private, in modo tale da consentire l’utilizzo degli ammortizzatori sociali per soddisfare esigenze di riduzione del personale: una riforma che porrebbe fine al’intoccabilità dei dipendenti pubblici.
Gli stessi dirigenti statali diventerebbero licenziabili esattamente come i manager privati, titolari di incarichi non superiori a sei anni e quindi di contratti a tempo determinato non rinnovabili in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.

Inoltre il DdL sulla riforma della dovrebbe modificare l’art. 55 Quater del D.Lgs n°165/2001

Licenziamento Disciplinare

1. Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo e salve ulteriori ipotesi previste dal contratto collettivo, si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei seguenti casi:
a) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia;
b) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell’arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall’amministrazione;
c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall’amministrazione per motivate esigenze di servizio;
d) falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell’instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;
e) reiterazione nell’ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell’onore e della dignità personale altrui;
f) condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l’estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro;

g) condanna in giudicato per un qualsiasi reato contro la Pubblica Amministrazione;

h) condanna in giudicato per un qualsiasi danno erariale, oltre ad esercitare un’azione di rivalsa sul patrimonio personale del condannato per danno erariale al fine di evitare inutili sprechi e sperperi del patrimonio pubblico che ricadono sui cittadini.

2. Il licenziamento in sede disciplinare è disposto, altresì, nel caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l’amministrazione di appartenenza formula, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, una valutazione di insufficiente
rendimento e questo è dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all’articolo 54.
3. Nei casi di cui al comma 1, lettere a), d), e), f), g) ed h) , il licenziamento è senza preavviso.

In corsivo sono riportate le integrazioni da apportare con un disegno di legge all’art 55 Quter del TU sulla PA, segue un link sulla complessità inerente la presentazione di un DdL.

http://robertalombardi.wordpress.com/2014/01/23/il-vero-dispregio-delle-regole-e-consono-a-questo-luogo/#comment-6530

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Monti prevede la dissoluzione della zona euro.


Monti prevede la dissoluzione della zona zona euro.
http://www.byoblu.com/post/2013/10/11/monti-ha-usurpato-la-fama-scomparira-nel-pattume-della-storia.aspx
La Francia intende chiedere un referendum per uscire dalla UE.
Come si può vedere dal link sottostante Marine Le Pen segretaria del partito Front Nazional ha intenzione di chiedere al presidente della repubblica francese un referendum per uscire dall’eurozona. E c’è chi sostiene che è candidata a divenire il primo partito nazionale in Francia.
http://www.huffingtonpost.fr/2013/03/02/marine-le-pen-demande-referendum-sortie-ue-francois-hollande_n_2798083.html
Queste spinte europa-divergenti, vedi il non-programma di Beppe Grillo, si fondano su un’opinione pubblica sempre più diffusa che non vi sarebbe convenienza nel rimanere in Europa, in quanto la UE non ci tutela, ma fonte di sperperi e sprechi vedi la doppia sede delle’Europarlamento e il conseguente inutile trasloco tra la sede di Bruxell e di Strasburgo.
Perseverando con la delocalizzazione produttiva, l’economia si sta fermando. Se vogliamo tenere unita l’Europa bisogna porre fine all’epoca della globalizzazione mettendo i dazi a tutti i prodotti made in extraUE che vengono importati, in primis dall’Asia.
Poi bisogna abolire la direttiva come strumento giuridico e procedere esclusivamente per regolamento; la direttiva genera un’Europa a diverse velocità.
Se il trattato di Schengen mira a far entrare legalmente solo i clandestini e se l’Europa non è in grado di tutelare i confini, se non è in grado di tutelare i produttori avicoli, se gli euroburocrati con la disciplina delle gabbie per le galline generano un aumento del costo delle uova che non sono più competitive, allora la storia insegna che un processo di esplosione segue un processo di implosione.
Sono decenni che in Italia si fanno sacrifici e manovre di risanamento e di adeguamento ai parametri europei, e siamo messi sempre peggio. Nessuno lo ammette, ma è palese che non funzionano, infatti il debito pubblico continua a crescere. Il motore del disastroso processo di indebitamento è il monopolio irresponsabile della creazione e distruzione di moneta e credito, in mano a un pugno di banchieri, che controlla le banche centrali, BCE compresa, e ricatta i governi con minacce di declassamento e di non acquisto dei loro titoli del debito pubblico. Essenzialmente, li ricatta a trasferire al settore finanziario crescenti quote di reddito e di risparmio dei cittadini e delle imprese.
Recenti dati mostrano che i paesi che hanno dichiarato di non potere o volere pagare il debito pubblico, dopo il default si sono ripresi bene.
Si potrebbe citare il caso dell’Islanda che aveva un debito con due banche, una olandese ed una inglese fatto da “esperti di alta finanza” come abbiamo in Italia, solo che, da noi sono in parlamento, in Islanda li hanno arrestati e non hanno pagato il debito fatto da questi.
http://www.disinformazione.it/fuori_euro.htm
Se in Italia il referendum sull’Euro, secondo l’articolo 75 della Costituzione non è ammissibile, come nessun trattato può essere approvato o respinto per referendum dal popolo italiano, allora la prerogativa di esclusiva decisione del Governo sui trattati internazionali in base all’articolo 1 della Costituzione comma 2, deve essere modificata. Solo in questo modo è possibile uscire da una trappola finanziaria che sta distruggendo il tessuto economico del nostro paese.
E c’è chi lancia la profezia in cui sarà la Germania la prima a uscire dall’euro. http://vocidallagermania.blogspot.it/2012/11/il-giorno-in-cui-la-germania-usci.html
Il 24 dicembre 2010 è scaduto il termine entro il quale l’Italia e gli altri Paesi europei avrebbero dovuto recepire la direttiva rimpatri (n. 2008/115/CE riguardante le norme e le procedure comuni applicabili negli Stati membri per il rimpatrio di extracomunitari in caso di soggiorno irregolare) e il nostro Paese non ha provveduto al recepimento. La direttiva rimpatri è stata da molti rinominata direttiva della vergogna, e invero tanti sono gli elementi che fanno discutere, primo fra tutti la possibilità di detenzione amministrativa per i migranti irregolari fino a 18 mesi, seguito dalla possibilità di espulsione e trattenimento dei minori non accompagnati, così come delle famiglie con minori in violazione delle convenzioni internazionali. Tuttavia se paragonata alle norme del testo unico, diversi sono gli aspetti migliorativi, soprattutto nell’ottica della gradualità dell’intervento dell’amministrazione nei procedimenti di espulsione. La direttiva disciplina infatti le modalitò e i tempi di rimpatrio degli stranieri clandestini imponendo una serie di azioni amministrative graduali, privilegiando la partenza volontaria dello straniero irregolare e concependo il trattenimento come extrema ratio.
Il 14 aprile 2013 il leader economista Bernd Lucke fonda il partito anti-euro Alternativa per la Germania (AfD ovvero Alternative für Deutschland) che il 22 settembre 2013 si è presentato alle politiche e per poco non ha superato la soglia dello sbarramento del 5 per cento e tra i sostenitori vi sono economisti, giornalisti e imprenditori e che non è un partito costituito da un gruppo di persone xenofobe o un partito monotematico, ma un partito che vuole occuparsi di energia, welfare, difesa. E la notizia Lucky Lucke targets the euro fa riflettere se la Germania abbia usato l’Euro per la riunificazione.

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Il business del reato di immigrazione clandestina e la questione sulla nazionalità.


Non si dovrebbe rilasciare la nazionalità di uno stato della comunità europea soltanto a chiunque nasce nel territorio di uno stato europeo, i requisiti per ottenere la cittadinanza dovrebbero essere che almeno uno dei genitori sia un cittadino della UE e il raggiungimento della maggiore età o in  alternativa dopo dieci anni di residenza , ma non dovrebbe essere una condizione determinante. Questa posizione si rende necessaria per tutelare l’integrazione. Altrimenti vi sono persone che pur essendo nate in Italia da genitori stranieri e che quindi risultano essere cittadini italiani, non si integrano per scelta o per cultura. Leggono il giornale solo nella propria lingua, guardano la tv tramite l’antenna parabolica solo nella loro madrelingua, al lavoro e in famiglia parlano solo nella lingua del loro paese.
A scuola ci vanno perché ci devono andare, e non perché ci credono, e non per imparare. E i docenti se li devono tenere generando il binomio scuola-parcheggio che incentiva la scuola privata.
La nazionalità dovrebbe essere concessa a chi si integra, anche se non è nato in Italia, e per integrarsi serve sapere un po’ di italiano, un po’ di lineamenti di storia, di geografia, di politica, di diritto italiano e della comunità europea. E quindi si dovrebbe istituire un esame con cadenza annuale a ciò preposto, caro signor ministro dell’integrazione, costituito da un test di lettura e da una prova di scrittura, tipo il tema della licenza media e da una serie di quiz di cultura italiana (un centinaio di quiz da svolgere in due ore con massimo dieci errori, tratti da un database di mille quiz). Quiz di storia, geografia e diritto, e per esempio anche sui principali articoli della costituzione. Questo esame può essere sostituito dal conseguimento del biennio con esito positivo di una scuola superiore, che ora fa parte della scuola dell’obbligo.
Oltre a questo esame, un altro requisito fondamentale dovrebbe essere l’assenza di qualsiasi condanna, almeno di non avere ottenuto dal tribunale la sentenza di riabilitazione.
Oltre a questo esame, un altro requisito fondamentale per ottenere la cittadinanza dovrebbe essere il possesso della residenza da almeno 10 anni e non avere morosità con l’Esatri o con l’Equitalia.
Ovviamente dovrebbero essere soggetti al test chiunque intende richiedere la cittadinanza di un paese della comunità europea, non basterà più sposarsi con un italiano, magari con un matrimonio di interesse per poi divorziare, al fine di ottenere la cittadinanza.
L’italia è l’unico paese della UE in cui si acquisisce la cittadinanza per nascita e non per integrazione.
Se l’aggravante della clandestinità è incostituzionale (Corte Costituzionale, sentenza 08.07.2010 n° 249), allora bisognerebbe modificare il reato di immigrazione clandestina previsto dalla legge n°94/2009 e per non fare il gioco dei trafficanti di vite umane con le carrette del mare, a cosa serve mettere un’ammenda da 5.000 a 10.000 euro per lo straniero che entra illegalmente nel territorio dello Stato? Quando mai pagherà quei soldi? Inseriamo, invece, una pena detentiva da due anni a cinque anni di reclusione da scontare nella nave centro di accoglienza, in modo da scoraggiare l’immigrazione clandestina dettata dai mercanti di morte che invogliano a vendere ogni bene come la casa di famiglia per acquistare un biglietto senza ritorno promettendo un lavoro facile che poi in realtà consiste in prostituzione spaccio e attività illecita.
Basterebbe ancorare al largo di Lampedusa una vecchia nave da crociera che raccoglie i clandestini con tanto di ufficio decentrato del giudice di pace, ospedale, dentista, mensa, alloggi, palestra, piscina, cinema, biblioteca, scuola linguistica e professionale. Una nave in grado di offrire il massimo dell’accoglienza nel rispetto della Costituzione. Un vero e proprio centro di accoglienza, di identificazione ed esplusione, i cosidetti Cie, per i casi previsti che per esempio non rientrano nell’asilio politico, nel ricongiungimento familiare. Quando la nave sarà piena, con cadenza annuale, farà una serie di scali tecnici in Francia, in Spagna, in Germania per fare rifornimenti di gasolio, acqua, viveri, manutenzione, in modo da sensibilizzare il problema a livello europeo.
Già c’è tanta disoccupazione fra i nostri concittadini e i clandestini non trovando lavoro cosa possono fare? Saranno costretti ad andare a rubare per mangiare qualcuno afferma e giustamente aggiungo io.
Poi c’è l’evento del lutto nazionale quando tra il 2 e il 3 ottobre 2013 un barcone affonda per un incendio e muoiono in circa duecentocinquanta persone a pochi metri dalla battigia dell’isola dei Conigli e la presidente della camera Laura Boldrini in delegazione va ad affrontare il tema dell’obbligatorietà etica e penale del soccorso in mare, soccorrere è un dovere e non soccorrere è un reato, dimostrando di non saper affrontare il problema alla radice ora che non c’è più il comodo Gheddafi, che in qualche modo conteneva il traffico di vite umane. L’onororevole Boldrini dovrebbe affontare la riformulazione della Bossi Fini, che non è in grado di contrastare il fenomeno, certo fintantochè un ministro dell’integrazione propone l’abolizione del reato dell’immigrazione clandestina spacciandolo per diritto civile, facendo in questo modo il gioco dei mercanti della morte. Ma forse torna utile fare questo gioco per sfruttare il business dei finanziamenti che elargisce l’Europa per ogni clandestino che viene accolto.

Con l’abrogazione del reato di immigrazione si mantiene comunque il procedimento amministrativo di espulsione che sanziona coloro che violano le norme sull’ingresso e il soggiorno nello Stato, quindi si snellisce la giustizia? O almeno questo dovrebbe esserne l’intento… Ma qualcuno invece preferisce affermare agli italianis tasse, ai clandestini servizi.

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Non siamo in crisi, il bello deve ancora arrivare. Profezie sull’andamento dell’economia.


Gli imprenditori stranieri abbandonano l’Italia per la troppa burocrazia, per l’assenza di legalità che impera in certe regioni, e per i tempi troppo lenti per avere giustizia amministrativa, intanto gli stabilimenti del bacino chimico minerario carbonifero di Sulcis a Carbonia stanno chiudendo (avrebbero dovuto già chiuderli invece di mandarli avanti con il finanziamento pubblico) e le acciaierie Ilva a Taranto del Gruppo Riva sono in crisi, la Telecom va agli spagnoli, l’Alitalia alla Air France e il Monte Paschi?. Se il debito pubblico avanza e il Pil scende in caduta libera, tra quanti anni faremo la fine Cipro? Già con Giuliano Amato in qualità di presidente del consiglio abbiamo provato l’ebbrezza del dolce risveglio del 6 per mille nel luglio del 1992. Tra quanto tempo saremo costretti a porre rimedio prelevando del denaro dal conto corrente dei cittadini? Ormai le aziende hanno sempre meno da dare perché l’economia si sta fermando e la pressione fiscale ha superato il 50%. Si potrebbe rimediare con un prelievo del 6% da tutti i conti correnti bancari e postali fino a 50 mila euro e con almeno 500 euro, e con un prelievo del 12% per i conti correnti con oltre 50 mila euro. Il rischio è che la gente prelevi il contante dai conti correnti, eppoi quanto ti costa un conto corrente? Oppure è meglio tassare i consumi aumentando l’aliquota iva al 25 % e aumentando ulteriormente l’accise sui carburanti? Poi si potrebbero tassare i superalcolici e il tabacco compreso quello elettronico invece di aumentare la tares ovvero la nuova tassa sui rifiuti. Se il debito pubblico supera del 130% il pil, allora si spiega perché se un imprenditore deve fare un leasing immobiliare dopo che il proprietario gli ha notificato un atto in cui gli si intima di esercitare il diritto di prelazione sull’immobile altrimenti vende altrove e la banca propone all’imprenditore un tasso del 7,50% di interesse totale con un costo del denaro pari a 0,20 e non siamo in usura? Il problema è che le banche sono prive di liquidità. Poi gli imprenditori si suicidano. E i dipendenti sfiniti attirano l’attenzione impiegando rimedi disperati come la sparatoria di Luigi Preiti, per esempio, a piazza Montecitorio davanti a Palazzo Chigi nel giorno del giuramento dei ventuno ministri politici del presidente del consiglio Letta. Purtroppo al calabrese muratore disoccupato è mancato solo un proiettile per darsi il colpo di grazia. Speriamo che non sia il primo di una lunga serie.
Urge ridefinire il tasso d’usura.
Perché non fare come ha fatto la Svizzera che con un referendum ha permesso non al consiglio di amministrazione di una società per azioni di determinare lo stipendio e il buono uscita dell’amministratore delegato di una società per azioni, ma all’assemblea degli azionisti in base al fatturato e comunque ponendo dei limiti.
Invece di continuare con il sistema di falce all’economia bisognerebbe falciare prima la spesa politica, poi la spesa pubblica iniziando a motofalciare gli sprechi e gli sperperi con una legge sui conflitti d’interesse e sulla corruzione. Si dovrebbero valorizzare i virtuosi nella PA.
Poi si potrebbe proseguire con il federalismo fiscale e con l’abolizione della cassa per il mezzogiorno che di fatto è finita con il sostentamento della mafia. Poi si dovrebbero eliminare le regioni e le province a statuto speciale in quanto non hanno più senso di esistere oltre al fatto che ci costano una finanziaria all’anno. In alternativa si dovrebbero estendere lo statuto speciale a tutte le regioni visto la nozione di provincia potrebbe barcollare.
Bisogna investire sul malfunzionamento della PA riducendo gli sperperi, chi viene condannato dalla Corte dei Conti con passaggio in giudicato per danno erarile dovrebbe essere licenziato d’ufficio e senza preavviso modificando l’art 55 quater comma 1 lettera F, oltre ad esercitare una azione di rivalsa sul suo patrimonio personale. Le tasse sono arrivate solo al 56%? Il governo Monti ha portato ad un aumento del debito pubblico pari al 127% del Pil e la previsione per il 2013 è il superamento della soglia del 130% del Prodotto interno lordo.
Per rilanciare i consumi, per mettere in moto l’economia bisogna tagliare gli sprechi solo così si può ridurre la pressione fiscale che ha superato il 50%.
Le missioni umanitarie e gli interventi di pace chi le paga? Se noi contribuenti quanto ci costano? Solo 5 miliardi se sono andati in Afganistan.
E i falsi invalidi? i ciechi che guidano con tanto di patente regolarmente rinnovata? Quanto ci costano?
Come contrastare con pene più severe e più proprzionali l’evasione fiscale? Conservando scontrini e ricevute detraibili per esempio al 19 per cento dopo avere detratto una franchigia di 200 euro.
E il falso in bilancio? La fuga di capitali? La ridistribuzione della ricchezza, pensiamo che Giuliano Amato avrebbe una modica pensione mensile di 30 mila euro.
Inoltre le aziende che vanno a produrre in Asia non dovrebbero riportare il made in Italy sui loro prodotti. E chi fa delocalizzazione produttiva non dovrebbe avere incentivi fiscali.

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Come contrastare il signoraggio bancario?


Da decenni si manifesta una truffa che internazionalmente viene definita “rete del debito” (http://www.webofdebt.com/) o “spirale del debito” più comunemente nota come “Signoraggio”.
Wikipedia afferma che il signoraggio è la differenza fra il valore nominale di una banconota (o moneta) ed il costo della sua produzione. L’insieme dei redditi derivante dall’emissione di moneta prende il nome di reddito da signoraggio.
http://www.signoraggio.com/signoraggio_ilsignoraggio.html
La corruzione giuridica ha portato a che i proprietari del diritto di emettere la moneta e cioè i cittadini, che a loro volta avevano delegato lo Stato, siano ora nella condizione senza alcuna via di uscita, di indebitarsi sempre di più per pagare gli interessi sul debito e percepiscano gli interessi solo di una minima parte delle monete in gioco. Mentre il Signoraggio (quello vero) è diventato di pertinenza insottraibile delle banche.
http://www.retedeicittadini.net/blog/2012/11/il-signoraggio-monetario-la-soluzione-e-la-proposta-di-veientefurente/
L’altro paradosso è che la banca di Italia è una società per azioni controllata dalle banche stesse, e i primi due azionisti sono Intesa San Paolo SpA con 91.035 quote e 50 voti e UniCredit SpA con 66.342 quote 50 voti.
Che senso ha la banca di Italia con l’euro una macchina mangia soldi che andrebbe rottamata e sostituita dalla BCE e sostituendo la targhetta Banca d’Italia con Banca Centrale Europea lasciando lo stesso personale ed edifici.
Qual’è il compito della Banca d’Italia? Andressa soppressa.

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Proposte per la riforma della legge elettorale.


Dopo tre votazioni con il Porcellum, ovvero la legge n°270/2005 più comunemente nota come legge Calderoli, l’attuale legge elettorale che non prevede che il cittadino possa esprimere la preferenza dei candidati, che quindi vengono nominati dai partiti perché eletti in base alla posizione occupata in lista, il parlamentare eletto risponde solo al partito che lo ha nominato. Con tale legge elettorale non si può disporre dell’autonomia che invece l’art. 67 della Costituzione conferisce ai parlamentari eletti.

Ecco alcuni punti della riforma della legge elettorale:
1. Reintrodurre la preferenza dei candidati, il cittadino deve scegliere il candidato da eleggare e non il partito.
2. Incandidabilità in caso di qualsiasi condanna penale con passaggio in giudicato, non in caso di un procedimento penale in corso per evitare che qualcuno possa impiegare quest’arma con secondi fini.
3. Si può ricoprire lo stesso incarico (consigliere di circoscrizione, presidente di circoscrizione, consigliere comunale, sindaco, consigliere provinciale, presidente della provincia, consigliere regionale, governatore della regione, deputato, senatore, europarlamentare) massimo per due volte come avviene per il capo dello stato.
4. Un solo incarico per volta, per candidarsi si deve dimettere dall’attuale incarico per esempio il sindaco di Firenze Renzi che mentre è sindaco fa campagna politica invece di dedicarsi alla sua città e poi si scopre che è indagato e condannato dalla Procura della Corte dei Conti per un danno erariale di 6 milioni di euro quando era presidente della Provincia di Firenze dal 2004 al 2009 tramite Florence Multimedia srl, società in house della provincia.
5. Le votazioni alle camere devono essere in chiaro, i cittadini devono sapere come hanno votato i parlamentari da loro eletti.
6. Gli stipendi e le spese accessorie nonché i rimborsi dei parlamentari, dei consiglieri regionali, provinciali, comunali devono essere pubblicate sul web.
7. Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, dei rimborsi elettorali, del contributo per le spese elettorali. Oppure in alternativa una ulteriore riduzione. A luglio del 2012 con il governo Monti è stata infine approvata la legge n. 96/2012 (PD e PdL favorevoli, IdV contraria, Lega astenuta) che ha ridotto i contributi pubblici.
I rimborsi elettorali per la legislatura che sta per iniziare – previsti per i prossimi cinque anni – ammontano a 159 milioni di euro, di cui 46 milioni spettano al PD, 43 milioni al M5S, 38 milioni al Pdl e 15 milioni alle liste Monti (Scelta Civica, Udc e Fli). Il Movimento 5 Stelle ha già annunciato che rinuncerà alla sua quota e oggi Beppe Grillo ha invitato Bersani e il PD a fare lo stesso.
La normativa modificata dalla legge n. 156/2002, “Disposizioni in materia di rimborsi elettorali”, che trasforma in annuale il fondo e abbassa dal 4% ad 1% il quorum per ottenere il rimborso elettorale. L’ammontare da erogare, per Camera e Senato, nel caso di legislatura completa più che raddoppia, passando da 193.713.000 euro a 468.853.675 euro.
Infine, con la legge n. 51/2006 l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Con quest’ultima modifica l’aumento è esponenziale. Con la crisi politica italiana del 2008, i partiti iniziano a percepire il doppio dei fondi, giacché ricevono contemporaneamente le quote annuali relative alla XV Legislatura della Repubblica Italiana e alla XVI Legislatura della Repubblica Italiana.
8. Riduzione di almeno un 40% dei 945 parlamentari (deputati e senatori) per ridurre i costi della politica l’ideale sarebbe istituire il monocameralismo e l’avvento della terza repubblica come sosstiene anche Bruno Vespa, con l’abolizione del Senato e un capo dello stato votato dai cittadini. Dimezzare il buono uscita e dimezzare il vitalizio dei parlamentari. Imagginiamo di un Fini che percepisce 250 mila euro di buono uscita e 6 mila euro di vitalizio.
9. Modifica delle soglie di sbarramento per le liste e per le coalizioni. Per ottenere seggi alla Camera, ogni coalizione deve ottenere almeno il 10 per cento dei voti su base nazionale; le liste che non fanno parte di una coalizione devono invece ottenere non più il 4 per cento, ma il 5 per cento. Le liste che compongono una coalizione partecipano alla ripartizione dei seggi se hanno superato singolarmente il 2 per cento dei voti. Al Senato, invece, le soglie di sbarramento sono tutte a livello regionale: per le coalizioni è del 20 per cento, non più il 3 per cento per le liste che compongono, ma il 5%. Non più l’8 per cento per le liste non coalizzate e che fanno parte di coalizioni che non hanno raggiunto il 20 per cento, ma il 10%.
10. Abolizione della facoltà che ha il Capo dello Stato di nominare cinque senatori a vita o per lo meno abolizione dei totale dei loro emolumenti, al fine di ridurre i costi della politica che gravano sui contribuenti. Modifica dell’art. 92 della Costituzione “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.”
11. Basta una solo sde per l’Europarlamento, aboliamo la sede di Strasburgo e risparmiamo un miliardo a legislatura.

12. Repubblica presidenziale in cui il capo dello stato è anche capo del governo: quanto ci costa l’invasione di Giorgio II il finto pacificaore che ha diviso l’Italia, chiede sacrifici nel discorso di san Silvestro ma vive in una reggia, solo il quirinale ci costa 352 milioni di euro, tali sono le spese della Presidenza della Repubblica indicate nel bilancio di previsione 2014: La nomina dei senatori a vita non è una strategia politica? Ha stravolto il ruolo del Quirinale: nè garante, nè arbitro fa politica in prima persona.

Se il parlamento non legifera, ma si procede con decreti da parte del governo, mi chiedo se ha ancora senso un parlamento includente meno parlamentari evviva il monocamralismo.

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Riformare la PA valorizzando i virtuosi.


Certo non con uno spending review che mira a tagliare a caso per raggiungere gli obiettivi imposti dall’Europa al fine di ottenere accreditamenti effimeri, altrimenti si danno origine a spinte europa-divergenti vedi il programma del M5S che ormai è diventato uno dei partiti in forte ascesa in quanto non si vuole fondere né con la destra, né con la sinistra per poter portare a compimento il processo di rinnovo della classe politica e il bello lo vedremo dopo il governissimo Letta sulla legge elettorale/imu/iva; ma con uno spending review in grado di riformare la PA valorizzando i virtuosi, poi razionalizzando ovvero tagliando gli sprechi e soprattutto tagliando le mele marce. I dipendenti pubblici non sono troppi: in Italia (14,8% rispetto al totale degli occupati) sono in numero minore sul totale degli occupati se raffrontati agli altri Paesi (Francia: 20%, UK 19,2%) e sono molto meno anche in termini assoluti: 3,4 milioni (5,6% pop) in Italia contro i 5,5 milioni in Francia (8,3% pop.) e i 5,7 milioni in UK (10,9% pop.). Ma i dipendenti pubblici sono mal distribuiti: si passa dal 13 % di impiegati pubblici sul totale degli occupati in Calabria al 6% della Lombardia; ma la mobilità praticamente assente: nel 2011 solo un dipendente su mille ha cambiato amministrazione e uno su cento ha cambiato ufficio, e tutti su richiesta volontaria.

Il problema non è il debito pubblico, ma la mala organizzazione in alcuni settori. Ma perché sono male organizzati? Si potrebbe dire che conviene che la Giustizia non funzioni per quelle persone che pensano di poter essere sopra la legge e che la prescrizione sia un arma di difesa. Troppa burocrazia può servire per chiedere soldi al fine di oliare certi suoi meccanismi farraginosi. Prima di svendere il patrimonio pubblico, prima di tagliare lo stato sociale cercherei di mettere a posto queste cose. Pubblica amministrazione scarsa nei risultati, ma strapiena di dirigenti e funzionari super pagati.

Basta modificare l’articolo 55 quarter comma 1 lettera F) e il comma 3 del Testo Unico sulla Pubblica Amministrazione, ovvero il D.Lgs. n° 165/2001 prevedendo il licenziamento disciplinare d’ufficio senza preavviso in caso di condanna in giudicato per qualsiasi reato contro la PA.
Attualmente sapete in quali casi si viene licenziati dalla PA? In caso di interdizione perpetua dalla PA, ovvero in caso di condanna di almeno 5 anni, ma quando mai si prendono 5 anni?

Oltre al licenziamento si potrebbe prevedere una riduzione del tfr in base alla condanna per qualsiasi reato contro la PA, per esempio per ogni mese di condanna un 10% in meno del trattamento di fine rapporto che andrebbe erogato alla fine del procedimento penale.

Poi per sviluppare il senso di corresponsabilità, per non trovarci nella situazione in cui il vice direttore di tal ministero firma i turni compilati dalla sua segretaria, usato come capo espiatorio, finita ai domiciliari per associazione finalizzata alla corruzione e non risulta nemmeno indagato, basta prevedere dallo stesso articolo 55 quarter anche il licenziamento disciplinare d’ufficio senza preavviso per il dirigente in caso di condanna in giudicato per qualsiasi reato contro la PA in cui sono coinvolti almeno 5 funzionari a lui sottoposti e del proprio ufficio se queste condanne sono collegate o accertate con un unico procedimento penale per reati contro la pubblica amministrazione come associazione a delinquere finalizzata alla corruzione o al ritardo in atti di ufficio. Sapete che nel mio Ministero il mio capo ufficio ora ai domiciliari per corruzione sarà reintegrato e pensare che ai tempi del pool Mani Pulite era già stato condannato e mi troverò ancora a dover sottostare ad un corrotto e se chiedo trasferimento mi viene negato? Immaginate con che piacere mi trovo a lavorare in quell’ufficio.

Poi basta modificare sempre l’art 55 quater comma 1 lettera F) del Testo Unico sulla Pubblica Amministrazione il D.Lgs. n°165/2001 imponendo il licenziamento disciplinare senza preavviso in caso di condanna in giudicato dalla Procura Regionale della Corte dei Conti per danno erariale, se entro 60 giorni dalla notifica della sentenza di condanna non si rifonde la PA.
Nel mio ministero è stato installato un sistema eliminacode per gli sportelli degli uffici pubblici costato più di 50 mila euro pagato da noi contribuenti mai entrato in funzione dopo più di 12 mesi in quanto i 15 sportelli non sono polifunzionali, intanto noi dipendenti ci dobbiamo portare la carta igienica da casa. Poi ci sono le cappe aspirafumi quanto saranno costate? Pagate dai contribuenti e mai entrate in funzione.

Poi andrebbe modificato l’art. 23 del DPR n. 3/1957 sul danno ingiusto in caso di responsabilità verso terzi anche per negligenza lieve. Mentre attualmente è previsto solo per dolo e negligenza grave. In questo modo anche il funzionario o il pubblico ufficiale si assumerebbe le propria responsabilità. Se un agente che espleta funzione di polizia stradale ferma un autista e un autoarticolato per un mese applicando il divieto di circolazione nei giorni festivi fuori dai centri abitati per veicoli trasporto merci con massa complessiva a pieno carico superiore a 7,5 tonnellate quando proviene dalla Francia con tanto di Cmr (lettera di vettura internazionale) perché l’agente non si è aggiornato sulla disciplina in materia di trasporto e il Giudice di Pace mi da ragione, chi paga? Nessuno. Ovviamente il capoufficio della stradale mi rispose: “Faccia ricorso che siamo in uno paese garantista”.
La legge Vassalli sulla responsabilità dei giudici (L 117/1988) andrebbe riformata prevedendo anche la negligenza lieve e andrebbe estesa a tutti i settori della PA.

Poi andrebbe sanzionato con il licenziamento il dirigente della PA che non pubblica sul web i bilanci della PA comprese le gare di appalto e di assegnazione dei bandi di gara e che non permette gli accessi agli atti ai cittadini che vogliono controllare l’operato della PA. E anche il dirigente che non usa la pec (posta elettronica certificata).

Come gestire i conflitti di interesse? è possibile secondo voi che il marito sia direttore di quel pubblico ufficio e la moglie possa essere un suo dipendente? In una banca no. Uno dei due dovrebbe essere trasferito.

Si potrebbe proseguire con un elenco di enti pubblici inutili nati giustamente per offrire impiego, e ora con il debito pubblico alle stelle, invece di far chiudere quel piccolo e appena costruito ospedale perché efficiente e polifunzionale, o di tagliare i fondi ai disabili, basterebbe razionalizzare la spesa pubblica. Dov’è finito il decreto legge sulla fusione delle province? Perché non trasferire le funzioni delle province alle regioni? Oppure è il caso di abrogare le regioni? Quanto costa ai contribuenti un consiglio e una giunta provinciale?
Perché non abolire le DGT, Direzioni Generali Territoriali del MIT, Ministero Infrastrutture e Trasporti?
E perché non fondere, per esempio, il doppio e inutile archivio nazionale dei veicoli a motore e presso il Pubblico Registro Automobilistico e presso il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture? Non stiamo proponendo di applicare l’art. 18 contro la PA, in questo caso nei confronti dei dipendenti del PRA gestito dall’Aci, ma di valorizzare la PA permettendo di offrire servizi di attualità, si chiama razionalizzazione e permettendo trasferimenti di personale a richiesta dei meritevoli.
Se volete un elenco di oltre 300 enti pubblici inutili ecco a voi
http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2012/07/11/742227-milano-regione-enti-pubblici.shtml

Un servizio da valorizzare è quello del Difensore Civico, ecco che parte dei dipendenti del PRA potrebbero essere impiegati presso gli uffici del Difensore Pubblico al fine di contrastare l’inerzia della PA che non si degna di rispondere, né ad una Pec (posta elettronica certificata), né ad una R/R. Ecco che questa PA (Difensore Pubblico) andrebbe valorizzata affidando una quantità maggiore di personale e soprattutto maggiori poteri per esempio nel configurare l’elemento soggettivo del dolo nella consumazione del 328 cp rifiuto ritardo in atti d’ufficio. Il Difensore Civico dovrebbe poter sollecitare la Procura Regionale della Corte dei Conti quando non risponde ad una segnalazione di danno erariale in merito ad uno spreco del patrimonio pubblico. Se un cittadino segnala alla Procura regionale della Corte dei Conti che in tal ministero si è installato un sistema eliminacode che non è mai entrato in funzione, ha diritto di sapere lo stato di avanzamento della pratica, non vi sembra?
Un altro ente pubblico che può contenere lo spreco nella pubblica amministrazione è la Corte dei Conti fondato dal RD n°1214 del 12 Luglio 1934 e dalla normativa di riferimento.
http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/normativa/corte_dei_conti/corte_dei_conti_normativa_di_riferimento_aggiornata_1_settembre_2010.pdf

Se il lavoro nelle pubbliche amministrazioni è regolato dal D.Lgs. n. 165/2001 e se l’art. 2 comma 2 del suddetto decreto, sancisce che al lavoro pubblico si applicano le norme del codice civile relative al lavoro nell’impresa privata. Allora al pubblico impiego si applica sia l’art. 2119 c.c. (licenziamento per giusta causa), che l’art. 3 della 604/1966 (licenziamento per giustificato motivo soggettivo). Inoltre, il comma 2 dell’art. 55 del D.Lgs. n. 165/2001 sancisce l’applicazione dell’art. 2016 c.c. (sanzioni disciplinari per non rispetto degli obblighi di diligenza e fedeltà) e dell’art. 7 dello Statuto che regola il procedimento disciplinare.
Questo per dire che al lavoro pubblico certamente si possono applicare le norme sui licenziamenti. Non solo. Al pubblico impiego si applicano anche le tutele previste dall’art. 18 dello Statuto per espresso richiamo contenuto nel comma II dell’art. 51 del D.Lgs. n. 165/2001. L’unica eccezione riguarda i dirigenti pubblici, per i quali, a differenza dei dirigenti privati, si applicano comunque le tutele dell’art. 18.
Altra differenza sostanziale tra pubblico e privato, si rinviene nella disciplina dei licenziamenti per ragioni oggettive che, seppur con procedure e modalità ben distinte rispetto al lavoro privato, non risultano esclusi per il lavoro pubblico. Dunque, che nel pubblico impiego sia possibile licenziare, è dato certo, ma non di facile realizzazione.
Allora, perché è opinione diffusa che nel pubblico impiego non sia possibile licenziare?
La ragione ricade nelle responsabilità che la legge riconosce in capo al dirigente pubblico. In base alle norme sulla responsabilità dirigenziale, qualora un licenziamento comminato, dovesse poi esser giudizialmente riconosciuto illegittimo, l’amministrazione potrebbe chiamare il dirigente responsabile a rispondere personalmente del danno economico derivato. Stando così, è evidente che qualsiasi dirigente ben si guarda, dall’intraprendere una strada estremamente rischiosa sul piano personale.
Sarebbe sufficiente modificare alcune norme sulla responsabilità dei dirigenti per normalizzare il sistema.
Tuttavia, il punto è proprio la normalizzazione del sistema. In questo senso, sbaglierebbe chiunque, Ministro compreso, intenda agitare il tema dei licenziamenti nella PA come una minaccia.
Il licenziamento è sempre e comunque la fase patologica del rapporto di lavoro e non è mai opportuno brandirne l’utilizzo come strumento di regolazione del sistema.
Il punto è l’efficienza e la qualità dei servizi offerti dalla PA. Incidere su questo aspetto, significa in primo luogo regolare in modo differente la fissazione degli obiettivi assegnati ai dirigenti, in termini di qualità/quantità e garantirne il raggiungimento chiamando, in questo caso, a rispondere del mancato risultato.

Altro punto: liberalizzare l’accesso alla professione del Notaio, chi ha i titoli per esempio una laurea, un esame di stato, un minimo di esperienza maturata con due anni di praticantato, perché non può aprire uno studio notarile? Come avviene per uno studio legale o uno studio medico?

Altro punto: tagliare il finanziamento ai giornali, solo chi li desidera leggere deve pagare.

Altro punto: liberalizzare la professione del tassista. In linea di principio sono contrario alla liberalizzazione delle varie attività effettuata da Bersani, ma se si è scelto di liberalizzare si deve portare a compimento questo processo. Per omogenità e distribuzione del reddito.

Altro punto: le regioni autonome e le province a statuto speciale quanto ci costano? Hanno ancora senso di esistere? Oppure sono delle macchine mangia soldi.

Altro punto: tagliare il canone della Rai. Chi vuole guardare la Rai paghi, perché dobbiamo mantenere a nostre spese tutti i canali della Rai se non li troviamo interessanti? La Rai potrebbe spedire a chi paga il canone una smart card per la decodifica dei canali. Se invece si vuole la Rai una tv di stato allora basta una sola emittente e un po’ meno di tredicimila dipendenti che manteniamo noi contribuenti. Ricordiamo che nel 2012 la Rai ha perso 250 milioni di euro.
http://www.cinquegiorni.it/news/la_rai_e_commissariata_dai_consiglieri_la_commissione_di_vigilanza_li_convoca-13170/

Il 26 e 27 Maggio 2013 si svolgeranno le elezioni del Sindaco di Roma, del Consiglio comunale, dei Presidenti di 15 Municipi e relativi consigli, composti da 24 consiglieri più il presidente. I Municipi sono stati ridotti da 19 a 15 e i membri del Consiglio Comunale da 60 a 48 dal decreto per Roma Capitale. Che sforzo!
Ancora troppi sono i 375 consiglieri municipali, con 15 presidenti di Giunta, 15 presidenti di Consiglio municipale, presumibilmente 60 assessori, 90 commissioni e relativi presidenti. Uno spreco inutile di risorse per la modica cifra di 150 milioni di euro. Una marea di politici che dovrebbero avere il compito di amministrare la Capitale. Con tante persone a governare dovremmo avere una città perfetta, invece a pagare siamo sempre noi contribuenti.
E perché le elezioni romane non sono state accorpate a quelle nazionali o regionali? Per spendere altri soldi.

Riduzione delle province, delle regioni, delle prefetture. L’abolizione delle province farebbe risparmiare allo stato circa 510 milioni di euro, che significa il 3,9% della spesa complessiva relativa agli enti locali. Quindi, un risparmio tutto sommato modesto, perché secondo la Cgia di Mestre (che ha fatto i calcoli che riportiamo) di fatto si risparmiano solo i costi della politica e della macchina amministrativa, mentre quelli di gestione e del personale passerebbero a Regioni e Comuni, a cui andrebbero le relative competenze. Vediamo i calcoli per ogni Regione (escluse la Val d’Aosta, che non ha province, e Trento e Bolzano, che rimangono).

Iniziamo dalla Legge per i pagamenti a 30/60 gg., chiunque debba pagare ti dice “non emettere fattura, altrimenti con noi non lavori più”, queste sono le amministrazioni, comunali, provinciali; a questo punto tu che fai? Non emetti fattura, e aspetti che ti chiamano per essere pagato, quindi morale della favola, non cambia nulla.

Le forze di polizia andrebbero riformate, quante polizie esistono? carabinieri, polizia di stato, polizia provinciale, polizia locale, polizia stradale, guardia di finanza, polizia postale, guardia costiera, capitaneria di porto, forestale. Immaginiamo ora la gestione di un mezzo come l’elicottero con questa frammentazione. Eppoi non ci sono i soldi per il carburante. Tutte queste forze di polizia come il bicameralismo aveva senso nel dopo guerra, dopo il passaggio dalla monarchia alla dittatura.

Incarichi dalle PA, bisogna assolutamente togliere la base di euro 20.000 e 100.000 in cui le amministrazioni a loro piacimento, (creando un loro elenco di professionisti), giostrano gli incarichi come e quando vogliono, in pratica in ogni comune, provincia e regione, a lavorare sono sempre i soliti furbi.

La PA ha come tutti sappiamo hanno ingenti debiti verso i privati. Con leggi incredibili (in realtà volte a smantellare il patrimonio pubblico imponendo agli Enti locali di vendere tutto ciò che hanno) gli Enti locali, comuni e provincie si sono viste ridurre la quota di pagamento per ogni anno e hanno iniziato a non pagare più i fornitori e le imprese. Poi, per motivi che ignoro, alcune banche si sono esposte, tra cui Banca Intesa e hanno ottenuto la possibilità di inserirsi tra il creditore (le imprese) e il debitore (Ente locale) in due modi, la cosidetta cartolarizzazione: con il prosoluto e con il prosolvendo. Nel primo caso il contratto è a tre: impresa, Ente e Banca; la prima cede il credito alla Banca che si prende un tasso di sconto e l’Ente garantisce il pagamento per una certa data (chissà perché non lo poteva garantire all’impresa). La banca guadagna sia sulla cessione sia sul ritardo del pagamento. L’impresa dal canto suo prende subito i soldi, meno ma almeno li prende e senza interessi, nella maggioranza dei casi. Con il prosolvendo la cosa è la stessa solo che l’impresa si accolla gli interessi sul credito fino al pagamento da parte della PA, ma la banca non può richiedere il capitale. Fin qui pare normale. In realtà le banche non accettano prosoluti o solvendi per importi sotto una certa soglia (credo 50.000 banca Intesa) quindi sono esclusi i piccoli creditori (piccoli si fa per dire). Poi visto che l’accordo è tra la banca e l’Ente di fatto per avere il prosoluto o prosolvendo bisogna essere clienti di quella banca particolare che ha sottoscritto l’accordo con l’Ente locale oppure diventarlo e ovviamente alle condizioni che riterrà di voler praticare (costi di tenuta conto, interessi passivi, ecc.). Poi cosa ancora peggiore, di fatto ipoteca la disponibilità del pagamento della PA e quindi o si va da quella banca o i soldi non si prenderanno mai. Se poi il tuo credito è modesto non sei di alcun interesse e quindi non avrai mai i tuoi soldi. Perché ora il problema è così urgente? Perché le cessioni di credito prosoluto o solvendo non sono impermeabili a procedure concorsuali e purtroppo il nostro sistema delle imprese e dei piccoli fornitori (professionisti, artigiani) si sta sgretolando e con questo sfacelo anche le banche si troverebbero a penare per le cessioni che hanno fatto. Da qui la fretta per scappare dal sistema di credito verso le imprese. In pratica hanno dissanguato fino allo sfinimento e ora cercano di fuggire. Ad ogni modo il pagamento delle PA è comunque un fatto positivo ma deve rispettare un semplice diritto elementare: pagare partendo dai crediti più vecchi. Cioè il provvedimento deve impedire di creare dei privilegi ai crediti che nel nostro ordinamento sono possibili solo in presenza di procedure concorsuali. Le PA devono pagare i propri debiti in relazione allo scaduto seguendo semplicemente la data e l’ordine di liquidazione. Sembra semplice e facilmente comprensibile. Poi se posso consigliare un approfondimento ci sarebbe la questione di questi accordi banche/Enti locali sui prosoluto e prosolvendo, fioriti guarda caso con il governo Monti di bancari e sui meccanismi che di fatto impongono agli Enti locali di smobilizzare tutto il loro patrimonio.

Il ponte sullo stretto di Messina non si farà più, ma continua a costarci, si parla di penali per un milione di euro da pagare a Eurolink un consorzio di imprese capitanato da Impregilo. Mi piacerebbe sapere dove si trova la sede legale di questa azienda.
http://infosannio.wordpress.com/author/infosannio/

Ecco perchè in Italia gli appalti costano un 40% in più
http://www.lincredibileparlamentoitaliano.yolasite.com/cloaca-italia.php

Perché un dipendente pubblico può guadagnare più del capo dello stato? Il segretario generale della camera percepisce 406 mila euro all’anno. Un operatore tecnico a fine carriera 136 mila euro.

Massimo Sarmi il presidente delle poste italiane percepisce due milioni e duecentomila all’anno di stipendio, oppure Maurizio Prato presidente dell’Istituto Poligrafico dello stato seicentomila euro all’anno di stipendio.
Ritengo che presidenti delle partecipate del tesoro se guidagnano 250 mila euro all’anno siano sufficenti. E Antonio Mastrapasqua presidente dell’Inps con il doppio incarico?
Lo stato italiano costa troppo. Il capo della polizia guadagna il doppio del capo del Fbi, il presidente della Consulta, ovvero della Corte costituzionale, il doppio dell’inquilino del Colle. Non sono casi isolati della nostra pubblica amministrazione che ci costa un punto di Pil in più della Gran Bretagna. Una stortura da correggere. Ecco come
http://www.europaquotidiano.it/2013/04/17/perche-un-dipendente-pubblico-puo-guadagnare-piu-del-capo-dello-stato/#disqus_thread

Proposta di riduzione degli stipendi nella PA:
1% fino a 1.000 euro mensili
2% dai 1.000 ai 2.000 euro
4% dai 2.000 ai 3.000 euro
8% dai 3.000 ai 4.000 euro
16% dai 4.000 ai 5.000 euro
32% oltre 5.000 euro mensili.

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