Non siamo in crisi, il bello deve ancora arrivare. Profezie sull’andamento dell’economia.


Gli imprenditori stranieri abbandonano l’Italia per la troppa burocrazia, per l’assenza di legalità che impera in certe regioni, e per i tempi troppo lenti per avere giustizia amministrativa, intanto gli stabilimenti del bacino chimico minerario carbonifero di Sulcis a Carbonia stanno chiudendo (avrebbero dovuto già chiuderli invece di mandarli avanti con il finanziamento pubblico) e le acciaierie Ilva a Taranto del Gruppo Riva sono in crisi, la Telecom va agli spagnoli, l’Alitalia alla Air France e il Monte Paschi?. Se il debito pubblico avanza e il Pil scende in caduta libera, tra quanti anni faremo la fine Cipro? Già con Giuliano Amato in qualità di presidente del consiglio abbiamo provato l’ebbrezza del dolce risveglio del 6 per mille nel luglio del 1992. Tra quanto tempo saremo costretti a porre rimedio prelevando del denaro dal conto corrente dei cittadini? Ormai le aziende hanno sempre meno da dare perché l’economia si sta fermando e la pressione fiscale ha superato il 50%. Si potrebbe rimediare con un prelievo del 6% da tutti i conti correnti bancari e postali fino a 50 mila euro e con almeno 500 euro, e con un prelievo del 12% per i conti correnti con oltre 50 mila euro. Il rischio è che la gente prelevi il contante dai conti correnti, eppoi quanto ti costa un conto corrente? Oppure è meglio tassare i consumi aumentando l’aliquota iva al 25 % e aumentando ulteriormente l’accise sui carburanti? Poi si potrebbero tassare i superalcolici e il tabacco compreso quello elettronico invece di aumentare la tares ovvero la nuova tassa sui rifiuti. Se il debito pubblico supera del 130% il pil, allora si spiega perché se un imprenditore deve fare un leasing immobiliare dopo che il proprietario gli ha notificato un atto in cui gli si intima di esercitare il diritto di prelazione sull’immobile altrimenti vende altrove e la banca propone all’imprenditore un tasso del 7,50% di interesse totale con un costo del denaro pari a 0,20 e non siamo in usura? Il problema è che le banche sono prive di liquidità. Poi gli imprenditori si suicidano. E i dipendenti sfiniti attirano l’attenzione impiegando rimedi disperati come la sparatoria di Luigi Preiti, per esempio, a piazza Montecitorio davanti a Palazzo Chigi nel giorno del giuramento dei ventuno ministri politici del presidente del consiglio Letta. Purtroppo al calabrese muratore disoccupato è mancato solo un proiettile per darsi il colpo di grazia. Speriamo che non sia il primo di una lunga serie.
Urge ridefinire il tasso d’usura.
Perché non fare come ha fatto la Svizzera che con un referendum ha permesso non al consiglio di amministrazione di una società per azioni di determinare lo stipendio e il buono uscita dell’amministratore delegato di una società per azioni, ma all’assemblea degli azionisti in base al fatturato e comunque ponendo dei limiti.
Invece di continuare con il sistema di falce all’economia bisognerebbe falciare prima la spesa politica, poi la spesa pubblica iniziando a motofalciare gli sprechi e gli sperperi con una legge sui conflitti d’interesse e sulla corruzione. Si dovrebbero valorizzare i virtuosi nella PA.
Poi si potrebbe proseguire con il federalismo fiscale e con l’abolizione della cassa per il mezzogiorno che di fatto è finita con il sostentamento della mafia. Poi si dovrebbero eliminare le regioni e le province a statuto speciale in quanto non hanno più senso di esistere oltre al fatto che ci costano una finanziaria all’anno. In alternativa si dovrebbero estendere lo statuto speciale a tutte le regioni visto la nozione di provincia potrebbe barcollare.
Bisogna investire sul malfunzionamento della PA riducendo gli sperperi, chi viene condannato dalla Corte dei Conti con passaggio in giudicato per danno erarile dovrebbe essere licenziato d’ufficio e senza preavviso modificando l’art 55 quater comma 1 lettera F, oltre ad esercitare una azione di rivalsa sul suo patrimonio personale. Le tasse sono arrivate solo al 56%? Il governo Monti ha portato ad un aumento del debito pubblico pari al 127% del Pil e la previsione per il 2013 è il superamento della soglia del 130% del Prodotto interno lordo.
Per rilanciare i consumi, per mettere in moto l’economia bisogna tagliare gli sprechi solo così si può ridurre la pressione fiscale che ha superato il 50%.
Le missioni umanitarie e gli interventi di pace chi le paga? Se noi contribuenti quanto ci costano? Solo 5 miliardi se sono andati in Afganistan.
E i falsi invalidi? i ciechi che guidano con tanto di patente regolarmente rinnovata? Quanto ci costano?
Come contrastare con pene più severe e più proprzionali l’evasione fiscale? Conservando scontrini e ricevute detraibili per esempio al 19 per cento dopo avere detratto una franchigia di 200 euro.
E il falso in bilancio? La fuga di capitali? La ridistribuzione della ricchezza, pensiamo che Giuliano Amato avrebbe una modica pensione mensile di 30 mila euro.
Inoltre le aziende che vanno a produrre in Asia non dovrebbero riportare il made in Italy sui loro prodotti. E chi fa delocalizzazione produttiva non dovrebbe avere incentivi fiscali.

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mi considero un esperto di pubblica amministrazione
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7 risposte a Non siamo in crisi, il bello deve ancora arrivare. Profezie sull’andamento dell’economia.

  1. ruspix ha detto:

    secondo me la l’unica soluzione e’ uscire dall’euro, dall’europa, insomma da questa farsa fatta apposta per prendere in giro il cittadino!!!!

  2. Jari ha detto:

    Leggere queste cose mi fa incazzare!!!

  3. pippo ha detto:

    inasprire le pene sul falso in bilancio e aggiotaggio es.TANZI parmalat sopratutto mussari “MPS”

  4. paolo ha detto:

    Ok ma se un professionista ti propone, in alternativa all’emissione della fattura per la quale l’anno successivo il lavoratore dipendente sul modello 730 potrà detrarre il 19%, uno sconto immediato del 20% senza emissione di fattura…

  5. domenico ha detto:

    le aziende devono essere aiutate al piu’ presto dallo stato italiano che pensa solo a pagare il debito residuo inventando solo legi che vanno ad allontare l’industia ed il lavoro in generale dall’italia.

  6. Simone ha detto:

    Noi non siamo ancora in crisi, anzi…
    La crisi inizia pian piano con strutture vendute al mercato estero, l’infiltrazione avviene davanti ai nostri occhi e noi sappiamo solo lamentarci comodamente seduti sul divano!
    Ascoltiamo i media come dei creduloni senza guardare in faccia la vera e propria realtà, il mercato di ogni settore è stato “ceduto” a compagnia estere, mano d’opera a costo zero, prodotto con scarsa qualità di controllo, nessun regolamento sul mercato import-export, questo scherzetto pilotato dal governo alle casse dello stato entrano 1mlrd di euro al MESE e non ANNUI come molti pensano (Fonti di mercato istat, con ricerca mirata).
    Non abbiamo più nulla di nostro, ogni tipologia made in Italy è “infettato” da mancanza di cure, e di controlli adeguati!
    Però c’è da dire anche una cosa… Anni indietro non abbiamo fatto altro che mangiarci sopra, il prodotto veniva venduto con un 200% di guadagno, poi come tutti sappiamo, tira una volta, tira due volte, e tac che veniamo penalizzati alla prima folata di vento!
    Le fonti istat dichiarano che da partire del 1980 fino al 2010 sul nostro mercato ITALIANO abbiamo dichiarato 1/4, in pratica abbiamo mangiato finché si è potuto e ora? Ora vediamo le nostre aziende e i nostri connazionali che ci abbandonano ma nonostante tutto sappiamo solo lamentarci senza muovere mezzo dito.

  7. jaki ha detto:

    Non siamo in crisi !! Forte, chi ci crede è ………intelligente !.
    pecato che da Gennaio 2014 faccio parte di qul popolo di disoccupati e padri di famiglia.
    Il probelma vero sono i nostri “rappresententi” del Governo (ricordiamo a tutti che il Governo sovrano è il Popolo), Se prima non si demoliscono le caste del potere, in Italia non si potrà fare nulla, anzi sarà sempre peggio rispetto al passato.

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