Proposte per la riforma della legge elettorale.


Dopo tre votazioni con il Porcellum, ovvero la legge n°270/2005 più comunemente nota come legge Calderoli, l’attuale legge elettorale che non prevede che il cittadino possa esprimere la preferenza dei candidati, che quindi vengono nominati dai partiti perché eletti in base alla posizione occupata in lista, il parlamentare eletto risponde solo al partito che lo ha nominato. Con tale legge elettorale non si può disporre dell’autonomia che invece l’art. 67 della Costituzione conferisce ai parlamentari eletti.

Ecco alcuni punti della riforma della legge elettorale:
1. Reintrodurre la preferenza dei candidati, il cittadino deve scegliere il candidato da eleggare e non il partito.
2. Incandidabilità in caso di qualsiasi condanna penale con passaggio in giudicato, non in caso di un procedimento penale in corso per evitare che qualcuno possa impiegare quest’arma con secondi fini.
3. Si può ricoprire lo stesso incarico (consigliere di circoscrizione, presidente di circoscrizione, consigliere comunale, sindaco, consigliere provinciale, presidente della provincia, consigliere regionale, governatore della regione, deputato, senatore, europarlamentare) massimo per due volte come avviene per il capo dello stato.
4. Un solo incarico per volta, per candidarsi si deve dimettere dall’attuale incarico per esempio il sindaco di Firenze Renzi che mentre è sindaco fa campagna politica invece di dedicarsi alla sua città e poi si scopre che è indagato e condannato dalla Procura della Corte dei Conti per un danno erariale di 6 milioni di euro quando era presidente della Provincia di Firenze dal 2004 al 2009 tramite Florence Multimedia srl, società in house della provincia.
5. Le votazioni alle camere devono essere in chiaro, i cittadini devono sapere come hanno votato i parlamentari da loro eletti.
6. Gli stipendi e le spese accessorie nonché i rimborsi dei parlamentari, dei consiglieri regionali, provinciali, comunali devono essere pubblicate sul web.
7. Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, dei rimborsi elettorali, del contributo per le spese elettorali. Oppure in alternativa una ulteriore riduzione. A luglio del 2012 con il governo Monti è stata infine approvata la legge n. 96/2012 (PD e PdL favorevoli, IdV contraria, Lega astenuta) che ha ridotto i contributi pubblici.
I rimborsi elettorali per la legislatura che sta per iniziare – previsti per i prossimi cinque anni – ammontano a 159 milioni di euro, di cui 46 milioni spettano al PD, 43 milioni al M5S, 38 milioni al Pdl e 15 milioni alle liste Monti (Scelta Civica, Udc e Fli). Il Movimento 5 Stelle ha già annunciato che rinuncerà alla sua quota e oggi Beppe Grillo ha invitato Bersani e il PD a fare lo stesso.
La normativa modificata dalla legge n. 156/2002, “Disposizioni in materia di rimborsi elettorali”, che trasforma in annuale il fondo e abbassa dal 4% ad 1% il quorum per ottenere il rimborso elettorale. L’ammontare da erogare, per Camera e Senato, nel caso di legislatura completa più che raddoppia, passando da 193.713.000 euro a 468.853.675 euro.
Infine, con la legge n. 51/2006 l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, indipendentemente dalla sua durata effettiva. Con quest’ultima modifica l’aumento è esponenziale. Con la crisi politica italiana del 2008, i partiti iniziano a percepire il doppio dei fondi, giacché ricevono contemporaneamente le quote annuali relative alla XV Legislatura della Repubblica Italiana e alla XVI Legislatura della Repubblica Italiana.
8. Riduzione di almeno un 40% dei 945 parlamentari (deputati e senatori) per ridurre i costi della politica l’ideale sarebbe istituire il monocameralismo e l’avvento della terza repubblica come sosstiene anche Bruno Vespa, con l’abolizione del Senato e un capo dello stato votato dai cittadini. Dimezzare il buono uscita e dimezzare il vitalizio dei parlamentari. Imagginiamo di un Fini che percepisce 250 mila euro di buono uscita e 6 mila euro di vitalizio.
9. Modifica delle soglie di sbarramento per le liste e per le coalizioni. Per ottenere seggi alla Camera, ogni coalizione deve ottenere almeno il 10 per cento dei voti su base nazionale; le liste che non fanno parte di una coalizione devono invece ottenere non più il 4 per cento, ma il 5 per cento. Le liste che compongono una coalizione partecipano alla ripartizione dei seggi se hanno superato singolarmente il 2 per cento dei voti. Al Senato, invece, le soglie di sbarramento sono tutte a livello regionale: per le coalizioni è del 20 per cento, non più il 3 per cento per le liste che compongono, ma il 5%. Non più l’8 per cento per le liste non coalizzate e che fanno parte di coalizioni che non hanno raggiunto il 20 per cento, ma il 10%.
10. Abolizione della facoltà che ha il Capo dello Stato di nominare cinque senatori a vita o per lo meno abolizione dei totale dei loro emolumenti, al fine di ridurre i costi della politica che gravano sui contribuenti. Modifica dell’art. 92 della Costituzione “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.”
11. Basta una solo sde per l’Europarlamento, aboliamo la sede di Strasburgo e risparmiamo un miliardo a legislatura.

12. Repubblica presidenziale in cui il capo dello stato è anche capo del governo: quanto ci costa l’invasione di Giorgio II il finto pacificaore che ha diviso l’Italia, chiede sacrifici nel discorso di san Silvestro ma vive in una reggia, solo il quirinale ci costa 352 milioni di euro, tali sono le spese della Presidenza della Repubblica indicate nel bilancio di previsione 2014: La nomina dei senatori a vita non è una strategia politica? Ha stravolto il ruolo del Quirinale: nè garante, nè arbitro fa politica in prima persona.

Se il parlamento non legifera, ma si procede con decreti da parte del governo, mi chiedo se ha ancora senso un parlamento includente meno parlamentari evviva il monocamralismo.

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mi considero un esperto di pubblica amministrazione
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Una risposta a Proposte per la riforma della legge elettorale.

  1. claudio ha detto:

    sono d’accordo a cambiare questa legge elettorale perchè il popolo deve esser sovrano e decidere chi lo rappresenta ma sono soprattutto favorevole all’abbolire tutto questo spreco di soldi per la politica che va gravare sui cittadini gia in crisi

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